WorkingClassFest

Newsletter 12/2025

Ciao a tutti e tutte, questa è la newsletter di dicembre del Working Class Fest.

Un importante annuncio prima di cominciare: domenica 21 dicembre ci sarà la prima festa associativa del Working Class Fest! Ci troverete dalle 18:00 in poi al Klesh in via dei Bastioni, 46 a Pescara per festeggiare tuttx insieme.

In più, condurremo un laboratorio partendo da un testo che creeremo appositamente per l'occasione, un vero e proprio mashup working class! Mischieremo Marracash a Wolf Bukowski, Louisa Yousfi a Andrew Boryga, andremo ad esplorare il tema "Come non essere dellə bravə subalternə". I posti per il laboratorio sono limitati, perciò compila il form qui per prenotarti.

Torniamo alla nostra newsletter. Questo mese pubblichiamo un nuovo episodio del nostro podcast Cassetta degli attrezzi con ospiti Alice e Paolo di Edicola Ediciones. Nell’episodio discutiamo di politica editoriale, di classe, di lavoro e ovviamente di Sudamerica. Infine abbiamo ricevuto un prezioso contributo della storica e professoressa Monica Dati, la quale ci parla della raccolta Perdas di Faustino Onnis, un poeta-infermiere sardo. Ecco in dettaglio cosa troverete in questa newsletter:

  • I dettagli della festa associativa del WorkingClassFest!

  • Cassetta degli attrezzi: Editoria Artigianale con Edicola Ediciones (ascolta l’episodio qui).

  • Una riflessione su Perdas di Faustino Onnis, un poeta lavoratore sardo.

Ci siamo, è arrivato il momento di festeggiare tuttx insieme il fatto che il WorkingClassFest è diventato ufficialmente un'associazione!

Come festeggeremo? Grazie all'ospitalità e la collaborazione del Klesh, siete tuttx invitatx alla presentazione dell'associazione!

⏱️ Quando? Domenica 21 dicembre dalle 18:00 in poi (ingresso libero!).

📍 Dove? Klesh - via dei Bastioni, 46 - Pescara.

Potremo chiacchierare, berci qualche birra e conoscerci meglio! In più, faremo un laboratorio partendo da un testo che creeremo appositamente per l'occasione, un mashup working class! Mischieremo Marracash a Wolf Bukowski, Louisa Yousfi a Andrew Boryga, andremo ad esplorare il tema "Come non essere dellə bravə subalternə" .

Attenzione, numero di posti limitato per il laboratorio, compila il form qui per prenotarti.

Per l'occasione avremo le tessere con cui associarsi al Working Class Fest, oltre a degli adesivi e delle borse fichissime.

Non mancate, ci vediamo domenica!

Siamo felici di presentarvi un nuovo episodio di Cassetta degli attrezzi, il podcast del Working Class Fest, che potete ascoltare qui.

Siamo orgogliosx di poter ospitare sul nostro canale Alice e Paolo di Edicola Ediciones, una piccola casa editrice artigianale con due sedi: una a Ortona in Abruzzo, l'altra a Santiago del Cile. Nel loro catalogo ci sono romanzi, racconti, fumetti, libri illustrati, cronache e poesie tra l’Italia e il Cile.

Con Alice e Paolo abbiamo parlato di editoria indipendente, e di cosa comporta rimanere fuori dal grande sistema editoriale mantenendo una chiara linea politica ed etica.

Un lavoro di scavo e di detection sulla poesia operaia in Italia – ricerca che sarà pubblicata la prossima estate – mi ha condotto nella terra di Antonio Gramsci, Grazia Deledda, Emilio Lussu e Gavino Ledda, dove la parola continua a essere testimonianza, memoria e impegno civile. È in questo paesaggio che ho incontrato la figura di Faustino Onnis, voce autentica della Sardegna del Novecento.

Faustino ha lavorato come infermiere, ha visto la fatica e la fragilità delle persone da vicino. E poi ha scritto poesia, difendendo la Sardegna, i suoi luoghi e dando voce a chi spesso resta invisibile. Nasce a San Gavino Monreale nel 1925, in una terra segnata dal lavoro contadino e dalle disuguaglianze. Fin da ragazzo conosce la durezza del vivere, ma anche la forza della lingua e della comunità. Antifascista, viene denunciato al tribunale militare per attività sovversiva e vilipendio a Mussolini. Durante la guerra partecipa a una rivolta popolare contro gli abusi delle forze occupanti, viene arrestato e resta cinque mesi in carcere. Da queste esperienze nasce una coscienza civile che non lo lascerà più, lavorando sia come sindacalista e successivamente come consigliere comunale a Selargius. Autodidatta e mosso da una profonda curiosità, Onnis nutre una fervente passione per la lingua sarda e pur frequentando assiduamente intellettuali, scrittori e poeti, mantiene sempre un legame saldo con il mondo del lavoro, degli emigrati e degli ultimi.

Il volume Perdas (Pietre), uscito nel 1993 ripubblicato nel 2009 per Editrice sarda democratica, raccoglie i suoi versi più intensi, dove si sente la rabbia di chi non si rassegna e la compassione di chi conosce la fatica. Il titolo non è casuale: come le pietre, i suoi versi sono solidi, essenziali, radicati nella terra e nel tempo. Dentro ci sono  il lavoro, la speranza, la dignità. Le poesie, scritte in lingua sarda (con traduzione a fianco), raccontano la vita quotidiana e le ingiustizie sociali, ma anche la capacità di resistere e di voler bene. La lingua in questo contesto non è solo espressione artistica, ma atto politico e affettivo: è il modo con cui Onnis restituisce voce a chi non ne ha. Ugualmente la poesia non è ornamento, ma strumento di riscatto ed emancipazione, in senso gramsciano, un gesto di contro-egemonia culturale,  che dà dignità e parola ai subalterni.

ergiti nelle strade
ergiti nelle piazze
dei paesi nostri,
e fai sapere
alla gente che vive ancora addormentata
perché è ancora in croce l’innocente
e non si placa il pianto di Maria
(Poeta, p. 134)

Onnis canta la vita di chi lavora e lotta, con parole asciutte, dirette e vere. C’è la delusione di chi parte e di chi resta, come In morti de un emigrau (p. 42), In tempus de Cassa integrazioni (p. 79) o nei versi di Si tui torras (Se tu ritorni, p. 65): “La delusione e la sconfitta / sono nel cuore di chi è emigrato / e anche di chi è rimasto”. C’è la denuncia, chiara e amara, ma anche la speranza fragile e testarda di Sighei, o fillus! (Continuate, o figli!): il sogno di un riscatto, di un mondo migliore per le future generazioni e per la Sardegna. Onnis non si è mai tirato indietro. La sua è la voce di un uomo coerente, che non si piega all’ingiustizia e a “chi possiede il denaro, / e crede di essere padrone del mondo” (p.84). C’è anche la tenerezza di chi canta per dare conforto, definendosi “trumbitteri di stima e di amori”, banditore di rispetto e di affetto, a testimonianza di quanto la poesia rappresenti per lui un gesto di cura, un modo per stare accanto agli ultimi. Non è un caso: Onnis, che nella vita faceva l’infermiere, porta nei suoi versi la stessa attenzione, la stessa compassione e vicinanza che dedicava alle persone fragili nella sua quotidianità lavorativa. Non manca infine l’amore per la propria terra e per la vita come nei versi di Bidda mia (Paese mio, p. 115), A Selargius (p.120), Nottesta (Stanotte, p.104), Festa (p.122).

Resta questa l'essenza di Faustino Onnis — “lieru e chene meri” —libero e senza padrone, come il suo pensiero: poeta e lavoratore, uomo del popolo e della cultura. Perdas ce lo restituisce nella sua verità, la voce di una Sardegna orgogliosa e viva, che parla la sua lingua e che non smette di sperare: “Salute e sorte a te; / che altra sorte meriti e non questa / quando non sei più padrona in casa tua/” (Saludi a tui, Salute a te, p. 48). Dopo la sua scomparsa nel 2001, la Fondazione che porta il suo nome prosegue questo percorso sotto la guida della figlia Luciana: custodisce la sua eredità e ne rinnova il messaggio, promuovendo la lingua sarda e dando spazio a nuove voci che, come Faustino, credono ancora nel potere della parola per cambiare le cose. Voci  fuori dalle rotte del mainstream e di altissimo livello poetico e civile, come Michele Licheri, Alberto Lecca, Fabrizio Raccis, Arnaldo Pontis, Antonello Zanda, Gianni Usai, rappresentanti della poesia sarda contemporanea che resiste. 

Ringraziamo la prof.ssa Monica Dati per il prezioso contributo.