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WorkingClassFest
Newsletter 11/2025
Ciao a tutti e tutte, questa è la newsletter di novembre del Working-Class Fest.
Questo mese vi presentiamo due contenuti molto diversi tra loro: un nuovo episodio del nostro podcast Cassetta degli attrezzi con ospite Virginia Spinelli e la recensione di Battle Lines, uno spettacolo teatrale working class inglese. Infine vi diamo qualche consiglio sulle ultime uscite working class. Ecco cosa troverete in questa newsletter:
Cassetta degli attrezzi: Fuori dai margini con Virginia Spinelli (ascolta qui)
Battle Lines di Banner Theatre, una ballata per la solidarietà di classe
Qualche consiglio di lettura (working class!)

Questa è una nuova puntata di Cassetta degli attrezzi, il podcast del WorkingClassFest, potete ascoltarla qui.
Siamo orgoglios3 di poter ospitare sul nostro canale Virginia Spinelli, scrittrice pescarese di origini rom che attraverso i suoi libri e le sue parole ci ha raccontato cosa significa per lei guardare oltre la marginalità.
Insieme a Virginia dialoghiamo su come sia possibile costruire un nuovo sguardo invertendo centri e periferie, e a partire dalla cura e dall'ascolto reciproco.

Quello che ci si trova davanti all’inizio dello spettacolo Battle Lines per certi versi tradisce le aspettative che si hanno verso uno spettacolo teatrale. Per cominciare, la scena è allestita con una serie di striscioni e stendardi appartenenti a diversi sindacati inglesi che negli anni hanno sponsorizzato Banners Theatre e hanno, a loro volta, ricevuto il supporto supporto della compagnia durante le loro vertenze e campagne. Questa scenografia, una vera e propria installazione mobile che celebra il lato più militante e popolare del movimento sindacale inglese, fa da cornice ad un proiettore e ad un apparato di strumenti musicali e amplificatori. Di fatto, l’esperienza proposta da Banners Theatre, compagnia nata dal movimento teatrale militante e sperimentale degli anni Sessanta e Settanta, somiglia di più ad un concerto che ad una messa in scena drammatica. I tre performer in scena, Dave Rogers, il quale è anche il direttore artistico della compagnia, Kaytee DeWolfe, e Mike Bethel occupano la scena come musicisti, proponendo una serie di ballate dai toni ora folk e ora punk che accompagnano e si integrano ad una proiezione di carattere documentaristico. Banners identifica i propri lavori creativi come delle ballate video, video ballad, prodotte sia come risorse audiovisive che come spettacoli dal vivo. Battle Lines è un esempio di questo metodo di lavoro.
Battle Lines rievoca la storia del grande sciopero dei minatori inglesi del 1984 e 1985 chiamato dalla National Union of Mineworkers, allora guidata dal segretario generale Arthur Scargill, per contestare la demolizione dell’industria mineraria messa in atto da Margaret Thatcher. Una vasta gamma di materiale audiovisivo ripercorre la storia della vertenza: dall’emergere del sindacato dei minatori come prominente entità politica nel dopoguerra (si pensi allo sciopero del 1972 quando i minatori indussero pressione sul governo conservatore di Edward Heath al punto da farlo capitolare) fino all’infame episodio della battaglia di Orgreave quando la polizia attaccò i minatori per poi far circolare tra i media registrazioni editate al fine di far sembrare che fossero stati questi ultimi ad avviare il confronto violento. Le registrazioni si compongono di materiale preso dai media, interviste a figure chiave dello sciopero e interviste a storici specializzati, fornendo una prospettiva estremamente ampia sugli eventi e sulle eredità politiche e sociali dello sciopero.
Lo spettacolo ha, in primo luogo, una funzione documentaristica dato che fornisce una ricostruzione esaustiva dello sciopero e del più ampio contesto storico nel quale si situa la vertenza, nonché di numerosi aspetti spesso meno considerati come il ruolo centrale delle mogli dei minatori e delle varie comunità che supportarono i lavoratori in sciopero. La musica, in questo contesto, gioca un ruolo sia nel generare un nuovo livello di coinvolgimento emotivo che nel rinforzare la percezione dell’attualità del materiale documentaristico. L’accompagnamento musicale e le liriche delle varie ballate cantate da Roger e gli altri musicisti rinvigoriscono, tramite motivi musicali energici e slogan puntuali ed immediati, la percezione dell’urgenza politica della vertenza. La musica sembra in diversi punti andare a fondersi con le registrazioni proiettate fornendo un accompagnamento musicale eseguito su misura per l’intercalare e articolarsi delle testimonianze registrate, così da accentuare la musicalità e vitalità linguistica dei dialetti popolari nei quali i vari protagonisti delle vicende si esprimono. È proprio questo utilizzo della musica che connette la prima parte di Battle Lines alla seconda, dove invece viene proiettato materiale documentaristico che riguarda due vertenze molto più vicine a noi storicamente, ovvero la marcia dei contadini indiani del 2020 e la sciopero dei lavoratori Amazon di Derby, Inghilterra, del 2023.
Come per lo sciopero dei minatori, le vicende di queste due vertenze, a noi più contemporanee, sono esplicitate tramite un montaggio di materiale preso dai media ed interviste a lavoratori e rappresentanti di organizzazioni sindacali. Nel caso della disputa Amazon, molte interviste sono state realizzate durante i picchetti mentre nel caso della marcia dei contadini molte sono state registrate da remoto, riflettendo così anche diverse possibilità di comunicazione e connessione con varie realtà di lotta. La connessione tra tre vertenze separate a livello geografico e cronologico appare in primo luogo manifesta nel carattere politico di tutti e tre questi episodi di lotta. La marcia dei contadini, iniziata per chiedere al governo Modi di revocare delle leggi di liberalizzazione del mercato agrario in India, è ad oggi la più grande mobilitazione popolare mai avvenuta avendo coinvolto attivamente oltre un milione di persone e avendo indotto uno sciopero generale di un giorno a supporto dei contadini in tutta la repubblica indiana. Lo sciopero dei lavoratori Amazon è stata la prima vertenza di questo spessore che ha colpito il colosso delle consegne in Inghilterra, dimostrando che l’organizzazione sindacale militante è non solo possibile ma anche un catalizzatore di dissenso ed energie politiche verso dei reali miglioramenti materiali per le comunità popolari. Questi tre eventi vengono connessi in una narrativa di resistenza dal basso alla devastante crescita del neoliberalismo e al suo continuo attacco ai diritti del lavoro e agli spazi materiali ed esistenziali delle comunità popolari. Soprattutto, il lavoro di Banner Theatre si concentra nel portare alla luce uno schema di identificazione culturale, affettiva ed intellettuale tra varie realtà di lotta non necessariamente in contatto tra loro
Battle Lines è in primo luogo uno spettacolo documentaristico. Pur accentuando l’aspetto della militanza sindacale negli eventi trattati, il materiale presentato mette in luce gli aspetti circostanziali e più individuali degli eventi raccontati, anche per il fatto che queste storie vengono narrate principalmente attraverso interviste prodotte con gli interessati dalle vertenze. Tuttavia, la musica, eseguita dal vivo nella contingenza dello spettacolo, crea un comune filo emotivo tra i numerosissimi documenti esposti: un invito ad ascoltare queste voci di protesta attraverso una medesima chiave musicale, una colonna sonora costituita appunto per distillare l’essenza militante e rivoluzionaria comune a tutti questi episodi di resistenza politica. La cadenza linguistica di un lavoratore Amazon che si fa intervistare con il volto coperto per non essere identificato è integrata nel più ampio motivo musicale dove sono incluse la voce di Arthur Scargill e di un sindacalista indiano che, connesso da remoto, parla delle politiche oppressive della nuova destra autoritaria di Modi. Ognuna di queste voci mantiene la propria identità individuale e il proprio colore nel costituirsi di una ballata più ampia. Banners Theatre compie un lavoro tanto artistico quanto educativo e politico, come testimoniato da numerosi interventi educativi portati avanti dalla compagnia nonché dalla loro costante presenza in supporto di manifestazioni sindacali, ecologiste e antirazziste. Battle Lines è uno degli esempi di come tale lavoro vada ben oltre la semplice divulgazione documentaristica della storia operaia per costituire uno spazio di identificazione culturale e politica tra diverse realtà militanti, proprio per spingere il pubblico - un pubblico che negli intenti di Banners si identifica con i vari strati dei ceti popolari - A vedere oltre le contingenze che portano allo sviluppo di una singola vertenza per ritrovare nella spinta militante e rivoluzionaria il reale nucleo della propria identità.
Qualche consiglio di lettura (working class!)
Vi consigliamo tre libri che affrontano la tematica del lavoro e della classe da tre punti di vista differenti.
Il primo è un romanzo di Andrew Boryga, Vittima, edito da 66thand2nd. Questo romanzo è una divertentissima satira sui modi in cui il sistema capitalista sfrutti temi come la diversità e l’inclusione. Ma cosa succede quando è lo stesso oppresso a sfruttare gli strumenti degli oppressori?
Lo potete acquistare qui: link
Il secondo è un saggio di Cristophe Dejours, Lavoro e salute mentale, edito da DeriveApprodi, con una interessante introduzione della sociologa Francesca Coin. In questa straordinaria ricerca sugli impatti della salute mentale sui lavoratori - dagli operai nelle catene di montaggio, ai piloti dei caccia - Dejours costruisce una base teorica solidissima per andare a capire il collegamento tra psicopatologie e il sistema lavoro.
Lo potete prendere qui: link
Infine, vi consigliamo il libro di Gabriel Seroussi, La periferia vi guarda con odio, edito da Agenzia X. Un’opera tra il memoir e la saggistica, impreziosita da numerosi contributi, il libro analizza la paura della figura maranza, l’ennesima categoria utilizzata per nascondere razzismo e classismo sistemici.
Lo potete acquistare qui: link