WorkingClassFest

Newsletter 07/2026

Ciao a tutti e tutte, questa è la Newsletter di luglio del Working Class Fest.

Ecco cosa troverete in questo numero della newsletter:

  • "Pubblica disumanità: due romanzi sulla working class del pubblico impiego”, un contributo della scrittrice working class Simona Baldanzi, che fa dialogare i romanzi La giusta distanza dal male, di Giorgia Protti, e Il concorso, di Sara Mesa e li usa per ragionare sul racconto contemporaneo del lavoro nel settore pubblico (tempo di lettura stimato: 5-7 minuti).

Questo mese abbiamo il privilegio di offrirvi un contributo della compagna e scrittrice Simona Baldanzi, autrice di Figlia di una vestaglia blu (Alegre, 2019) e Se tornano le rane (Alegre, 2022), nonché lavoratrice lei stessa nel settore pubblico (bibliotecario). Il suo articolo ragiona sull’immaginario intorno alla narrazione contemporanea del lavoro pubblico e delle sue condizioni concrete, mettendole in relazione con trend politico-sociali più vasti (lo smantellamento neoliberista dello stato sociale, la pandemia di Covid-19 etc.). Con questo contributo continuiamo idealmente il ragionamento iniziato con l’articolo di Virginia Musso sulle condizioni di lavoro nella ricerca universitaria.

Questo è l’ultimo numero della nostra newsletter prima della pausa estiva. Ci ritroviamo a settembre con le novità riguardanti gli eventi sul territorio abruzzese (spoiler: la seconda edizione del Working Class Fest bolle in pentola e la stiamo organizzando a Pescara proprio a settembre!) e ulteriori analisi e riflessioni sul lavoro e il suo immaginario contemporaneo. Vi ricordiamo che se volete contattarci per scriverci un commento o dei suggerimenti sulla Newsletter, potete farlo sui nostri canali social o per email:

Buona lettura e ci ritroviamo a settembre!

Recentemente sono usciti due romanzi che parlano di lavoro nel pubblico impiego. Uno è
dell’affermata scrittrice spagnola Sara Mesa e porta l’ermetico titolo Il Concorso (La nuova Frontiera, 2025, traduzione di Elisa Tramontin) e uno è l’esordio di Giorgia Protti che ha scritto La giusta distanza dal male (Einaudi, 2025). Entrambi i romanzi sono frutto di esperienze dirette delle due autrici: Mesa, giornalista e scrittrice neo-mamma stanca della precarietà, scelse di lavorare in un ufficio della pubblica amministrazione mentre Protti, giovane medico internista, ha lavorato per anni nel pronto soccorso di un grande ospedale.

Il lavoro nel settore pubblico porta con sé un carico di immaginario creato da decenni di smantellamento dello stato sociale e del welfare. Da una parte è ancora relativamente forte l’idea di stabilità lavorativa e il posto garantito, rifugio e riparo dall’incertezza che dilaga ovunque. Dall’altra il settore pubblico gode di una pessima fama nell’immaginario culturale, enfatizzata dai casi dei furbetti del cartellino o dai tagli alle risorse volti a privilegiare i servizi privati. Nonostante la pandemia abbia fatto emergere che le lavoratrici e i lavoratori essenziali sono quelli dentro gli ospedali, questa fama è velocemente svanita portando con sé un carico di frustrazione e invisibilizzazione. Ma questo lavoro pubblico è abbastanza raccontato? O come succede spesso il lavoro viene raccontato per cliché e stereotipi che lo distorcono? Se già Franz Kafka o David Foster Wallace avevano raccontato le distorsioni delle macchine burocratiche degli uffici pubblici di cui avevano esperienza diretta, finalmente anche nell’attualità la letteratura torna a portare alla luce una specificità working class, con due voci femminili distinte e solide.

In entrambi i casi il lavoro non è uno sfondo, non è un paesaggio da scenografia dove si muovono i personaggi, ma è una condizione di vita: crea e distrugge relazioni, plasma sentimenti, dipana sofferenza e alienazione anche se in contesti diversi. Da una parte la frenesia del pronto soccorso: si è sopraffatti da corpi, storie, malattie, analisi e processi che si susseguono e non lasciano il tempo di respirare, un pieno che sovrasta e incrina l’umanità delle persone. Dall’altra la vaghezza di una scrivania piazzata in un ufficio la cui funzione è difficile da capire: la fatica del nulla, lo straniamento dell’insensatezza di procedure e ruoli, la noia e l’attesa, la vergogna dell’inutilità, un vuoto che sovrasta e incrina l’umanità delle persone. Sono due romanzi spietati, diretti, senza fronzoli, incalzanti, per niente consolatori e sono il risultato di osservazioni partecipate tramite cui la realtà crea mondi e la lingua prende di petto cose difficilissime da raccontare, liberandosi di tecnicismi per andare al cuore e alle viscere. Protti usa la tensione di dialoghi fantastici con una presenza inquietante; Mesa il tragicomico e i disegni e la poesia come antidoto ad un linguaggio incomprensibile. In entrambi i romanzi prendono corpo l’alienazione e la sofferenza, si fanno personaggi. Ne La giusta distanza dal male c’è Lucifero a cui vendere l’anima, ne Il concorso il capo fantasma, che non si vede, non si sa cosa faccia, fra il temibile e il ridicolo. In entrambi i romanzi si ride e si soffre e ci si chiede: dove finisce la pubblica utilità? Martoriata da burocrazia, valutazioni, inceppamenti disumanizza le persone. Si può barattare per un lavoro stabile dignità ed umanità? Se lo chiede Giorgia e se lo chiede Sara risucchiate dalla perdita di senso, da lavori che non vanno nella direzione del bene per la comunità.

In Italia ci sono poco più di 3 milioni di dipendenti pubblici che pesano circa il 13% del totale dei dipendenti, una percentuale più bassa rispetto ad altri paesi Europei come Francia e Spagna. Si stima che nei prossimi dieci anni più di un milione se ne andranno in pensione. Siamo carenti di medici, infermieri e cominciano a scarseggiare altre professioni della pubblica amministrazione. In alcune grandi città le aule dei concorsi pubblici finiscono con l’essere deserte perché le retribuzioni di alcune mansioni non sono sufficienti a pagare un affitto e a vivere dignitosamente a Milano, Roma, o Firenze. Per altri invece ci sono migliaia di pretendenti per pochi posti. Cooperative, interinali, subappalti ed esternalizzazioni hanno divorato una fetta sempre più ampia del mercato del lavoro, anche in contesti dove prima il pubblico offriva buoni contratti e buone condizioni di impiego. I romanzi di Mesa e Protti naturalmente non offrono soluzioni, ma nelle crepe e nei fallimenti, la creatività, l’umanità e le scelte possono ancora fare la differenza.